04 gennaio 2007

Ne hanno fatta fuori un'altra

Eliana Cau ed Erika Tascedda
Fuori un'altra. Erika Tascedda - la mia cameriera preferita - era troppo brutta e grassa per lavorare nel pub di un albergo di Canazei (Trentino). Eliana Cau - sarda pure lei, 24 anni, adottata quando ne aveva due da una coppia di Senis in provincia di Oristano, nessun problema di peso - è troppo scura perché è nera, anzi negra come le avrebbe detto il titolare di una pizzeria della Valle d'Aosta. Quando l'ha vista l'ha rispedita a casa perché gli abitanti della valle (loro, quei razzisti) non l'avrebbero accettata. Lui si difende: "Non è vero niente". Se questa storia vi incuriosisce, vi indigna o vi sorprende leggetela per intero su questo pezzo di Repubblica.it.
Due sarde - la "scura" e la "grassa" - che su una questione di aspetto fisico hanno deciso di metterci la faccia. Tanto coraggio va premiato: sceglierò con cura il prossimo pub in cui berrò una birra, evitando con cura quelli con (mi scuseranno) le cameriere bianche, belle e magre.

03 gennaio 2007

E' tornato

lapo_elkann_independent
E' tornato. L'abbiamo visto ieri sera al Tg1 con un trattamento d'eccezione: c'era lui, c'era Francesco Giorgino che lo intervistava (si fa per dire), c'erano almeno due telecamere per ottenere un effetto da fiction televisiva e c'erano i microfoni a giraffa, proprio quelli che si usano sui set del cinema e negli studi televisivi. Ha spiegato di aver commesso un errore un anno fa quando finì all'ospedale di Torino per un'overdose di cocaina e ha detto soprattutto che ora c'è un sito internet da andare a consultare mentre l'indirizzo scorreva in sovrimpressione: io ci sono andato subito, digitando sul telefonino www.italiaindependent.it e ho capito. Tutto perfetto: l'intervista concordata con il Tg1, una pagina pubblicitaria su La Stampa (guarda caso), il sito internet che si aprirà il 9 gennaio dopo un opportuno conto alla rovescia (né troppo lungo, né troppo corto) quando finalmente scopriremo quello che il telegiornale nazionale non ha voluto raccontarci.
Che cos'hai da dirci, Lapo Elkann, che ancora non sappiamo? Forse che al posto delle felpe Fiat vuoi lanciare un nuovo marchio d'abbigliamento che si chiamerà - appunto - independent? Chissà se quel mio amico commerciante di via Calepina, quello che nell'ottobre del 2005 si affrettò a togliere dalle vetrine le felpe nuove di zecca con il marchio Fiat proprio mentre su internet cominciavano a girare quelle con il marchio Coca, avrà voglia di rifare la collezione.

P.S. lo ammetto, scrivo per invidia. Anche questo blog è stato inaugurato il 26 novembre dopo un opportuno conto alla rovescia, ma lo sapevamo solo io, la mia collega m. e altri due o tre ai quali avevo rivelato l'indirizzo. Non credi a questa triste storia, eh? Allora dai un'occhiata qui!

02 gennaio 2007

La verità scomoda

An Inconvenient Truth - Dvd
Arriverà il 19 gennaio nei nostri cinema un film americano candidato all'Oscar dal titolo in realtà un po' moscio, almeno in italiano: La Scomoda Verità (dall'inglese An Inconvenient Truth).
Me lo sono guardato ieri sera in dvd e ho "scoperto" un sacco di cose che già sappiamo sulla terra che si riscalda e sui ghiacci che si sciolgono. Ma se negli Stati Uniti questo film, che poi è un bel documentario basato sulle conferenze dell'ex vice presidente Al Gore, ha suscitato tanto clamore significa che sul riscaldamento della terra loro, i più grandi inquinatori del pianeta, ne sanno poco o niente. E questo è molto più inquietante del termometro in salita.
Potrebbe essere che Al Gore stia solo preparandosi il lancio alle prossime elezioni presidenziali come si capisce da alcune battute sulla classe politica che, come certi tipi di energia, sarebbe rinnovabile, ma io gli credo (a lui e ai suoi allarmi) per una serie di motivi.
Primo: ho visto con i miei occhi una mosca volare in giro per la casa poco prima di Natale. E mi è sembrato un fatto strano. Quella stessa mosca l'ho rivista nel documentario dove spiegano che anche noi delle zone montane saremo invasi dagli insetti.
Secondo: sono arrivati al mio giornale alcuni lettori con le foto delle impronte lasciate dall'orso sulla neve del Monte Bondone, in pieno inverno. L'orso - che non guarda dvd ambientalisti e non legge i giornali - in questo periodo dovrebbe essere in letargo. Se non dorme nella tana, attività piacevole, significa solo una cosa: ha un caldo boia. Le foto delle orme lasciate dall'orso sono qui, qui e qui.
Terzo: Al Gore nel suo film presenta fatti e immagini da tutto il mondo, ma ci infila anche due fotografie del ghiacciaio dell'Adamello. Quando un ex vice presidente americano - assieme all'uragano Katrina che devastò New Orleans - mi mostra due foto di casa mia il suo potere persuasivo aumenta.
Quarto: un giorno di quell'agosto 2003 sono uscito di casa e sono stato investito da una vampata di caldo spaventoso. Ricordo che pensai: "ci siamo, qui sta succedendo qualcosa di grosso". Era così. E chi non crede ai termometri crederà alle centrali elettriche che saltavano per la richiesta enorme di energia per alimentare i condizionatori d'aria (dei cui "segreti" ho già scritto l'estate scorsa).
Quinto: c'era una volta un'isola nel cuore del pacifico e ora non c'è più. Ma i suoi abitanti erano troppo pochi per attirare l'attenzione: hanno fatto le valigie quando l'acqua ha riempito le capanne ed è finita lì. Per documentarsi sulle isole Carteret si può cominciare da qui.
Il sesto motivo è solo un'impressione, prendetela così: Al Gore parla a noi (e agli americani) guardandoci dallo schermo con la camicia slacciata e senza la cravatta. Lo so, una cosa del genere si fa con il via libera di un consulente dell'immagine per fare colpo su certi spettatori un po' pivelli, ma io ci sono cascato: quell'uomo mi ha convinto.
In questo documentario Al Gore spiega anche qualche contromisura che ognuno di noi può prendere per fare calare la febbre alla terra che abitiamo. Ne parleremo più avanti, ma per il momento ho una certezza: se l'ex vice presidente americano passasse per caso a Trento, proprio lui che invita a spegnere la lucetta rossa della televisione dopo l'uso, la facoltà di giurisprudenza illuminata a giorno non gli piacerebbe. Anche se l'ha disegnata Mario Botta.

Sulla copertina del dvd e nei titoli di coda c'è scritto di diffondere il film dopo averlo visto. Certo se avessero evitato di proteggere il disco con un sistema anti copia la diffusione sarebbe stata un po' semplificata, comunque all'uomo senza cravatta (come me) io ho deciso di obbedire e il 19 gennaio spedirò il mio dvd americano al primo lettore che commenterà il post del giorno su fuoridalpalazzo. Lo faccio perché mi ha colpito quella domanda che chiude il film: sei pronto a cambiare la tua vita? Che poi è quello che dicevamo l'altro ieri prima di brindare a Capodanno.
Al Gore va un po' aiutato: ha perso le elezioni americane per un pugno di voti in Florida e - raccontano le cronache - quando va in giro per il mondo, città per città, a spiegare la teoria del riscaldamento globale è così sfortunato che quando esce dalla sala si mette a nevicare. Uno così, se permettete, mi è simpatico. Se fossi un critico cinematografico da quattro soldi concluderei la mia recensione con il classico da non perdere.

P.S.: www.climatecrisis.net

31 dicembre 2006

Stasera si cambia vita

Immagino il Capodanno come l'angolo retto di una via: arrivo in fondo camminando lesto sul marciapiede e poi (zac) svolto a sinistra lasciandomi la strada vecchia alle spalle per guardare fiducioso quello che mi aspetta. Così fan tutti, o quasi: c'è chi coglie l'occasione per mettersi a dieta, chi giura che smetterà di fumare, ci sono quelli che pensano di iscriversi a un corso di ginnastica (magari pagano la quota e poi vanno a una lezione sola) e ci sono quelli che sognano di cambiare lavoro. Ma a me piacciono quelli che la sparano grossa e che a Capodanno vogliono cambiare (nientemeno che) la vita.
Eccoli là quelli che progettano di affittare la casa in città e con i soldi mensili dell'inquilino mettere su un bar in Costa Rica, dove ancora non hanno mai messo piede ma giurano che - con i soldi dell'Italia - si vive come dei pascià: «E ancora ne avanzo» assicurava l'altro giorno uno al Bar Pasi. Lo dice da dieci anni.
Ma cambiar vita non equivale sempre a cambiare continente. Ci sono anche quelli che hanno un sogno locale: fino a qualche anno fa era l'agriturismo poi è arrivato il "Bed & Breakfast". Che ci vuole? «Prendo la casa in montagna la ristrutturo, mollo il lavoro e divento albergatore».
Il terzo sogno è più che altro un uragano che riguarda quasi esclusivamente i maschi. E' la tempesta che coglie gli uomini oltre i cinquant'anni (ma solo quelli ricchi, gli altri pare siano immuni) che si ritrovano con i figli adulti, la moglie «vecchia» e perdono la testa per un'altra mettendo in gioco tutto quanto hanno costruito.
Un errore troppo frequente è quello di cambiar vita troppo tardi, quando ormai la vita ti ha cambiato: a trent'anni non si può dire "tra dieci anni mollo tutto", perché un quarantenne ci penserà su due volte.
Arriverà la Befana a portarsi via le feste, i propositi di Capodanno e i sogni della notte di San Silvestro e sarà quello il momento - per chi lo vorrà - di cambiare vita davvero. Perché dare una svolta vera in un mondo che ti tiene intrappolato (ma c'è chi ce la fa) richiede uno sforzo immane che dura tutto l'anno.

30 dicembre 2006

Il regalo che non t'aspetti

lettera dell'ufficiale giudiziario sotto Pino
Se ti portano a casa una busta come questa (e non sei un giornalista) comincia a preoccuparti. Se invece sei della stampa stai tranquillo: è normale, meglio farci l'abitudine, tra di noi diciamo "busta verde" e ci siamo già capiti.
A me, chissà perché, arrivano sempre sotto Natale. L'anno scorso era il 23 (e l'ufficiale giudiziario mi ha fatto anche gli auguri), l'anno prima la Befana, quest'anno Capodanno. Ho messo la busta sotto Pino senza aprirla perché so già di che si tratta. Fatti di un paio d'anni fa quando scrissi una notizia prima ancora che accadesse (bravo eh?). Peccato che fosse una notizia di giudiziaria e i magistrati queste cose non le digeriscono. Notizie come quella le chiamano segreti, cioè quelle cose che tutti sanno ma non bisogna dire (né tantomeno scrivere).
Sarebbe finita in nulla se solo avessi rivelato io stesso un mio segreto: fuori il nome di chi ti ha dato la notizia! Ma io - e tutti i colleghi che raccontano ciò che succede a palazzo di giustizia - da quest'orecchio non ci sento. Non siamo mica dei colabrodi, noi. È giusto che si sappia: piuttosto che svendere una fonte mi bevo un tè al polonio. E se non ci credi il 5 marzo passa in tribunale: tra un'udienza come questa e un'altra come questa ci sarà un processo dove l'imputato questa volta sono io.

29 dicembre 2006

Quiz/2: spegni la luce per favore

facoltà di giurisprudenza di Trento
Caro lettore di questo blog, siamo giunti al secondo appuntamento con il nostro nuovo e originale spazio dedicato al quiz. La domanda oggi è facilissima, del valore di qualche migliaio di euro. Guarda la foto notturna qui sopra e dimmi: che edificio è questo illuminato a giorno? Fate partire il cronometro: tic, tac, tic, tac... Come dici scusa? E' la facoltà di giurisprudenza di Trento, disegnata dal famoso architetto Mario Botta (lo stesso del Mart di Rovereto) e inaugurata qualche settimana fa dal ministro Giuliano Amato? Risposta e-satta! Ma la posta in palio era troppo esigua, quasi quasi mi gioco il domandone: silenzio in sala, abbassate le luci, fate partire la musica di suspense. Caro lettore di questo blog, per alcune centinaia di milioni di euro, guarda la foto e dimmi: perché la facoltà di giurisprudenza di Trento è illuminata a giorno anche se sono le tre di notte? Come, non lo sai? Risposta e-satta! Non lo sa nessuno! Il motivo per cui quest'edificio prestigioso viene riempito di luce, tutto, ogni notte, nonostante sia deserto, è un mistero. Molto bene, ti sei aggiudicato alcune centinaia di milioni di euro che potrai investire in azioni Enel, un'idea luminosa per un investimento sicuro. Almeno fino a quando ci saranno clienti come l'università. Fate partire la sigla!

28 dicembre 2006

La mia cameriera preferita

erika tascedda
Ti faresti servire una birra al tavolo da una cameriera come questa? Io sì. E rilancio: da ieri Erika Tascedda - 31 anni, un metro e 55 di altezza per 75 chili di peso, insomma la ragazza nella foto qui sopra - è la mia cameriera preferita. I motivi sono due: primo perché ha lasciato la sua casa di Barisardo per venire in Trentino a lavorare ma quando nell'albergo di Canazei dove l'attendevano le hanno detto che è brutta e grassa e quindi l'avrebbero fatta lavorare ai piani (altro che al pub, dove ci sono i giovani!) ha alzato i tacchi e se n'è tornata sull'isola senza sentir ragioni. Sembra facile, ma bisogna avere le palle. Secondo motivo - e molto più importante - perché prima di salire sul traghetto si è ricordata di prendere il telefono e chiamare il mio giornale (e solo quello) per raccontare la sua storia. Questo fa di Erika - senza alcun dubbio - la mia cameriera preferita.
Come lei ce ne fu un'altra - era il gennaio del 2000 - che venne rispedita a casa (in Puglia) da un albergatore trentino perché era troppo bassa. Ma quella - Maria, 35 anni e un metro e mezzo d'altezza - scelse di chiamare un altro giornale troncando per sempre ogni rapporto.

Due cameriere respinte dal datore di lavoro perché brutte, grasse, basse e via dicendo nel giro di sette anni. Mi paiono pochine. Dove sono tutte le giovani scartate dal barista o dall'albergatore in sede di colloquio come se fossero a un provino per un film di Tinto Brass? Fate sentire la vostra voce! E finiamola - cari esercenti - con quei locali tristi affollati di uomini allupati con la cameriera figa che si muove tra i tavoli. Altro che bellezza, per servire una birra al pub un sorriso è più che sufficiente.

27 dicembre 2006

Nuovo cucciolo per Mathias: auuu!

Promessa mantenuta: in Primiero ora c'è un nuovo lupacchiotto. Se non avete letto la storia di Mathias e del suo cane ucciso a fucilate dai cacciatori potete dare un'occhiata qui, se volete saperne di più sui cani da pastore cecoslovacchi potete consultare questo sito, ma la vera storia da approfondire - a questo punto - è quella di una famiglia che ha lasciato la laguna veneta per trasferirsi in un maso a 1.000 metri di quota, vicino a San Martino di Castrozza, e mettere su un maneggio dove l'aria è più pulita e il tempo scorre più lento. E' la storia dei Marinoni. Eccoli tutti assieme in questa foto scattata da Valentina Degiampietro: Laura e Massimo con il figlio Mathias. A guardarli sembrano tre indiani e raccontano che vicino al loro maso (da ieri maso dei lupi) i caprioli li guardano con fiducia dai prati, senza scappare. Chissà se avevano calcolato che lassù fra le Dolomiti - a rompere la quiete - sarebbe arrivato in un pomeriggio di novembre un viso pallido armato di fucile.

26 dicembre 2006

Lo scoop di Natale

Attenzione, attenzione! Ho trovato questo lancio di agenzia che vi sottopongo immediatamente:


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+++VIRUS SANTA CLAUS COLPISCE ISTITUTI DI CREDITO+++

(ANSIA) - MILANO, 26 dic - Una nuova forma di virus informatico - denominato Santa Claus - sta mettendo in ginocchio gli istituti di credito del mondo occidentale. L'infezione si è diffusa nei sistemi di elaborazione dati delle principali banche nella notte del 25 dicembre e secondo i primi accertamenti avrebbe avuto effetti devastanti sui conti correnti e sui depositi titoli di valore superiore al milione di dollari, con un effetto redistributivo della ricchezza a favore dei conti correnti più poveri o addirittura in rosso. Nella serata di ieri il virus - che si manifesta solo a lavoro concluso con la comparsa del volto sorridente di Babbo Natale sui terminali della banca infettata - si stava diffondendo a livello mondiale provocando un taglio dei patrimoni più cospicui dei paesi industrializzati che venivano indirizzati verso i correntisti dei paesi in via di sviluppo. Secondo una prima stima della Bce il virus Santa Claus nel giro di poche ore avrebbe provocato una radicale modificazione del rapporto che vedeva - prima della notte di Natale - il 20 per cento degli individui possedere l'80 per cento delle ricchezze. Contro il virus non esiste per il momento alcuna soluzione.

YWH
26-DIC-06 10:32 NMMN

23 dicembre 2006

Buon Natale!

io (con le scarpe camper) e Pino

Sai dov'è l'isola di Gorm?

Per fortuna non ho un figlio fra i quattro e i sette anni, altrimenti sarei nei guai. Guai seri, a giudicare da una scena a cui ho assistito ieri in un negozio di giocatoli:

-Scusi ce li ha i Gormiti?
-No, esauriti.

Io i Gormiti, non avendo un figlio fra i quattro e i sette anni, non sapevo nemmeno cosa fossero ma l'ho imparato da quel signore che ieri nel negozio mi è parso alquanto disperato: sono una banda di mostriciattoli che si contendono il dominio dell'Isola di Gorm. Ah, gli ho detto, e cos'hanno di speciale? Vallo a sapere - ha risposto - mio figlio ne va pazzo e se babbo natale non glieli porta non so cosa succede.

I babbo natale di una volta avevano la vita ben più facile: se non indovinavano il regalo la colpa era del bambino che - poverino - non era stato buono abbastanza e si doveva, quindi, accontentare. Ma a giudicare da quello che ho visto su Ebay (Gormiti venduti all'asta da bagarini senza scrupoli pronti a "strozzare" i babbo natale disperati perché non trovano l'Isola di Gorm) i tempi sono cambiati. Una volta c'era il rischio di trovare sotto l'albero una manciata di carbone. Ma forse sbaglio, quella era la befana. Non voglio comunque essere presuntuoso, ne riparliamo tra qualche anno quando anch'io mi scoprirò al 23 dicembre a chiedere al negoziante "scusi ce li ha i Gormiti?". O chi per loro.

22 dicembre 2006

Sono un grande inquinatore

immondiziaGuardo un servizio televisivo e salto giù dal divano: parlano di me. Le immagini non lasciano spazio al dubbio, sono io il protagonista di questa notizia, dedicata ai grandi inquinatori che - udite, udite - producono ogni anno una tonnellata di rifiuti non riciclabili, pericolosissimi (lo so benissimo) e soprattutto tremendamente puzzolenti. Spiega - la televisione - che il Comune per smaltire la mia tonnellata - e quelle di molti altri - deve spendere un sacco di soldi.
Una tonnellata, insomma mille chili, mi pare tanto. Così decido di verificare e chiedo a Gretel se - per favore - mi porta l'ultimo carico, quello che devo ancora far sparire, compito mio perché sempre a me toccano i lavori sporchi. Lei va di là in terrazza e torna un po' stupita con una sporta piena di pannolini, cacca e pipì, cioè il prodotto giornaliero del piccolo playboy. Vincendo l'istinto che mi farebbe scappare via prendo in mano il carico e lo metto sulla bilancia: 3 chili e 3 etti. In un anno fanno più di 1.200 chili: non ditelo al sindaco, per favore, ma noi siamo addirittura sopra la media. Il ragazzo è dotato, non vedo l'ora che impari a far da solo per accompagnarlo verso una brillante carriera di recensore di wc. Il prossimo bambino, però, userà i pannolini lavabili in lavatrice: risparmierà il Comune (per lo smaltimento della nostra tonnellata) e risparmieremo anche noi sull'acquisto dei ricambi.
Ma non è finita, manca tutto il trattato sull'arte del cambio: chi, come, dove e quando. Prima di me l'ha descritta (benissimo) Alessandro Baricco, gli interessati possono continuare la lettura qui.

21 dicembre 2006

Trento, un passo da Trieste

mappa trento e triesteL'hanno fatto di nuovo. Questa volta è toccato ad un Tg: hanno dato la notizia che Siena è la città italiana dove la qualità della vita è più alta, al secondo posto Trento, peccato fosse Trieste ma è lo stesso, tanto è uguale. E non è la prima volta. Notizia d'agenzia: arresti a Trento, poi si scopre che era Trieste, ma è inutile fare i difficili su questi dettagli. Mi spiegano che da una certa latitudine dell'Italia in giù (mica tanto in giù, basta andare sotto il Po) le due città assumono un'identità unica, colpa anche delle vie, dei corsi, delle piazze e dei viali intitolati a Trento e Trieste. Vicoli no, perbacco, era una vittoria. Era il 3 novembre del 1918 (da cui il nome corso 3 novembre) quando le truppe italiane entrarono a Trento e Trieste. Appunto: a Trento e (311 chilometri più a est) a Trieste.

20 dicembre 2006

Quiz/1: indovina l'auto

auto in sostaCaro lettore di questo blog, sperimentiamo oggi una forma di intrattenimento e di comunicazione nuova e molto originale: il quiz. Cominciamo quindi con una domanda facile, del valore di pochi milioni di euro. Guarda la foto qui sopra e dimmi: quale di queste auto in sosta non attende il proprietario che sta visitando il mercatino di Natale? Fate partire il cronometro: tic, tac, tic, tac... Come dici scusa? L'auto rossa, targata Slovacchia, marca Lada, di fabbricazione sovietica con il portabagagli sul tetto? Risposta e-satta! Complimenti. Ma ti dirò di più: quella non è nemmeno un'auto, quella è una casa. I proprietari vi fanno rientro la sera, affettano un po' di salame sul tavolo del soggiorno (il cofano), ripongono le proprie cose nell'armadio (il bagagliaio) e infine si ritirano in camera da letto (i sedili posteriori). Tutto questo fino a qualche giorno fa, ora è più freddo e non li ho visti più. Molto bene, ti sei aggiudicato alcuni milioni di euro che potrai spendere in regali di Natale. Fate partire la sigla!

19 dicembre 2006

Ok, il prezzo è giusto/2

Non so se vi è mai capitato di chiedere aiuto a qualcuno e poi - quasi per educazione, perché è ovvio che il denaro non c'entra ma non si sa mai - domandargli ingenuamente e già con la mente altrove: quant'è? In genere le risposte possibili sono due: c'è chi dice che non se ne parla nemmeno, di non provarci neanche a tirare fuori i soldi e c'è chi invece la spara troppo grossa, chiedendo magari 500 oppure 1.000 euro, come per farvi capire che il suo aiuto è stato così prezioso da essere impagabile e quindi... gratis. La terza ipotesi, quella che vi presentino il conto per una quisquilia del genere, non la prendete nemmeno in considerazione.
Da quando per un piatto di natale mi hanno chiesto 220 euro, su queste cose ci vado cauto e sto attento a non fare brutte figure. Ma quando l'altro giorno il meccanico voleva 25 euro per quattro (4) bulloni da mettere sulle ruote credevo di avere tutto il diritto di rispondere: "Facciamo 250 e non se ne parla più!". Lui però si è fatto serio, ha abbassato gli occhi (perché sa cosa vuol dire "arrivare a fine mese", proprio come noi) e ha ribadito quasi scusandosi: "No, no... sono proprio 25 euro". Allora, in quel preciso istante, è stato finalmente tutto chiaro: ecco perché il giorno prima avevo ritrovato l'auto nel parcheggio, proprio dove l'avevo lasciata, ma con quei quattro buchi, uno per ruota, dove fino a poche ore prima c'erano stati i miei (ex) bulloni.

17 dicembre 2006

Guarda la Lamborghini... crash!

lamborghinigallardo
Ci hanno raccontato che con la Lamborghini Gallardo gli agenti della stradale hanno inseguito e bloccato la Ferrari di un tedesco che correva a 300 all'ora sull'Autobrennero. Certo, con i loro 500 cavalli i due bolidi della polizia stradale filano a 315 all'ora. Quello che però non ci hanno detto è che quando passano le Lamborghini (due auto che la casa automobilistica ha regalato alla polizia italiana, nei giorni scorsi in servizio in Trentino) aumentano le code e i tamponamenti perché i turisti si distraggono a guardarle. Oppure che - larga com'è, quasi 2 metri, con due specchietti laterali enormi - la Gallardo sulla stretta corsia d'emergenza della A22 non ci passa. Nemmeno, guarda un po', in caso di emergenza.

WC/3 Il bagno oscuro

All'apparenza il bagno tenebroso è di una categoria superiore. Tu devi solo aprire la porta e poi pensa a tutto lui: appena metti piede all'interno la luce si accende, infili le mani sotto l'acqua e il rubinetto si apre, sfiori il distributore del sapone e ti ritrovi nelle mani la dose giusta di detergente, ti avvicini all'asciugatore e subito la ventola si mette in moto e infine sai già - per esperienza - che appena avrai finito e ti rialzerai dalla sella sentirai, come per miracolo, attivarsi lo sciacquone. E' bello sapere che potrai far tutto senza toccare niente. Ma.
Il "ma" lo scopri quando ormai sei impegnato nell'attività che si fa in bagno e all'improvviso ti ritrovi al buio. Allora, confidando nelle nuove tecnologie, cominci, restando seduto, a muovere le braccia con ampi gesti sopra di te sperando di intercettare il raggio di azione di una fotocellula. Niente. Tenti di allungare un piede sperando che il movimento risvegli quell'interruttore maledetto. Niente. Passano i secondi e ti rendi conto che - viziato dalle comodità - non hai osservato l'ambiente in cui ti trovi: non sai dov'è la carta igienica, non sai dov'è lo sciacquone, non sai dov'è lo spazzolone e quel raggio di luce flebile che da sotto la porta ora raggiunge le tue pupille dilatate certo non ti basterà per tirarti fuori dai guai. Allora - in un mondo oscuro dove ogni suono ti appare amplificato - procedi a tentoni come un cieco. E scopri di odiare il titolare del locale (dove sai già che non metterai più piede) perché quel buio improvviso e irrimediabileche scatta dopo due minuti appena è il suo modo per dimostrarti che lì dentro (nel bagno) non sei il benvenuto.

16 dicembre 2006

Buon natale cagoni!


Rovereto, centro storico, una signora porta a spasso il cane che fa la cacca davanti ad un negozio.

Negoziante: scusi signora, ha visto cosa ha fatto il suo cane? Potrebbe pulire?
Signora: ma lei chi è, brutto stronzo?

Rovereto, centro storico, qualche tempo dopo: la signora passeggia con il suo cane spinone che, dimostrandosi molto abitudinario, fa la cacca davanti allo stesso negozio. La signora a questo punto raccoglie gli escrementi e li spalma sulla porta del negozio.

Sarebbe finita lì se all'interno non ci fosse stata una telecamera in funzione puntata proprio verso la porta.

Sarebbe finita lì se la signora non fosse stata la moglie di un assessore comunale, già candidata alle elezioni europee un paio di anni fa.

Sarebbe finita lì se il commerciante non fosse uno con le palle che è filato dritto verso la caserma dei carabinieri con il video.

E quindi non è finita lì: oggi la storia è su tutti i giornali locali e girano biglietti di auguri come quello che vedete in questa foto.

Perché quanto ti ritrovi una merda di fronte al negozio e ti danno pure dello stronzo non può finire lì.

Cinque gomme al metro


Quante sono? Tante. C'è chi fa i soldi a venderle e c'è chi fa i soldi (i nostri, quelli delle casse comunali) a toglierle dalle strade. Fateci caso quando camminate fuori dal palazzo: basta abbassare gli occhi e cominciare a contarle. Fa impressione.

15 dicembre 2006

Uomo delle foglie, dove sei?

scarpe camper pelotas tra le foglie
Non vorrei che l'uomo delle foglie se la fosse presa per quello che ho scritto l'anno scorso e per quella foto che gli scattai a tradimento. Ma il punto è che da quel giorno non l'abbiamo visto più e le foglie sono ancora tutte qui, fuori dal palazzo. Ma noi siamo gente ottimista, non ce la prendiamo, così questa mattina con il mio piccolo playboy siamo usciti dal palazzo e abbiamo camminato nelle foglie secche avanti e indietro - crash, crash - facendo finta di essere in un parco di New York. Eravamo felici - frush, frush - finché ci siamo accorti che sotto le foglie c'era la sorpresa. E ci siamo rimasti un po' male: mai fidarsi delle apparenze. Volevamo pulirci le scarpe alla fontana ma c'era il gelo e gli operai del Comune avevano chiuso l'acqua. Così per la prima volta da quella mattina ho pensato: uomo delle foglie, dove sei?

14 dicembre 2006

La ferrovia più sicura del mondo

scarpe camper sulla ferrovia del BrenneroErano anni che volevo farmi un giro da queste parti. Dai tempi delle medie, quando ci venivo con il mio amico T perché era la strada più breve per tornare a casa dopo la scuola. A modo suo il vecchio T, sebbene incompreso, era un piccolo scienziato: camminando lungo la nostra scorciatoria sosteneva che 100 lire piazzate sui binari prima dell'arrivo del treno diventavano, sotto le ruote, piatte come un foglio di alluminio e larghe come un fondo di bottiglia. Erano anni in cui 100 lire valevano qualcosa, almeno nella tasca di un bambino, ma ugualmente lui un pomeriggio decise di giocarsele in nome della Scienza: le piazzó con cura al centro della rotaia, segnò il punto esatto con un bastoncino e poi mi trascinò dietro un cespuglio mentre fischiando arrivava il treno merci.
Cercammo per ore quella moneta tra i sassi della massicciata, invano. Disse che 100 lire erano troppo piccole, bisognava provare con qualcosa di più grosso. Ci siamo trovati in disaccordo e poi persi di vista.
Dopo tanto tempo, qui, sui binari della ferrovia del Brennero, non ho speranze di trovare i soldi del mio vecchio amico T, ma è il momento giusto per dare un'occhiata in giro: dopo il disastro di Avio è tutto fermo, i passeggeri viaggiano in autobus, non passa neanche un treno.
Dicono che è la linea più sicura delle ferrovie italiane, una tratta su cui si viaggia come nelle pubblicità, dove tutti sorridono a bordo di treni veloci, sicuri e puntuali. Un viaggio che vale il prezzo del biglietto. Di certo so una cosa: oggi, mentre la percorro a piedi, la linea del Brennero è la più sicura al mondo. Domani non lo so, ma cento 100 lire non me le giocherei.

13 dicembre 2006

Il disastro ferroviario

Lo so, no c'entra nulla, ma il giorno che la linea del Brennero è bloccata per un disastro ferroviario vicino ad Avio (due morti) non resisto e pubblico questa foto. Che cos'è? E' il banco di manovra della stazione ferroviaria di Trento, proprio sulla linea del Brennero. Sapete quando l'hanno costruito? Nel 1942, cioè più di sessant'anni fa ed è tutt'ora in funzione: per deviare i treni da un binario all'altro i ferrovieri devono tirare quelle leve rosse e blu, proprio come facevano i loro antenati. Il computer se lo scordano. Lì sotto, da qualche parte, c'è la targhetta con il fascio littorio e la data di fabbricazione. Con l'incidente non c'entra nulla, lo so, ma bisogna pur sapere che su questa linea i capistazione utilizzano ancora attrezzature costruite durante l'era fascista. E già parlano di errore umano.

La notte di Santa Lucia

Era una notte come questa, di tanti anni fa e io tentai - forse per l'ultima volta - di stare sveglio fino al mattino per tenere d'occhio il bicchiere di latte, i biscotti e il piattino con il sale che avrebbe mangiato l'asinello. Decidemmo, quella notte, che ci saremmo dati il cambio, io e mio fratello, per non farci scappare il momento esatto in cui lei - Santa Lucia - sarebbe arrivata, passando chissà come dalla finestra chiusa del soggiorno. Ma al mattino ci svegliammo nei nostri letti, come sempre, per correre di là e scoprire che il bicchiere era vuoto, il piattino pure e al posto del sale c'era una cesta di dolci e regali.
Ora non faccio più fatica a stare sveglio fino all'alba e quel piattino è lì fuori in terrazza. C'è il bicchiere di latte, due mandarini e un paio di biscotti. Ma il sale - io mi domando - il sale: che ne devo fare di quella manciata di sale grosso io che mi son scordato l'asinello? Lo so, sono nuovo del mestiere, è la mia prima volta e mi manca un po' di esperienza. Il prossimo anno, giuro, non mi farò trovare impreparato.

Gli hanno ammazzato il cane

Premesso che non sono mai stato un grande appassionato di cani (alcuni, anzi, mi fanno un po' paura) questa storia mi ha colpito. C'è un ragazzino di undici anni che vive in un maso del Primiero con la famiglia e due settimane fa ha perso il cane. Per essere precisi gliel'hanno ucciso i cacciatori, sparandogli una fucilata da tre metri con una pallottola grande abbastanza da ammazzare un cervo. Erano in due e sono fuggiti lasciando il cane a terra: si chiamava Zampa ed era un cucciolo di cane lupo cecoslovacco, una razza ottenuta dall'incrocio fra il pastore tedesco e il lupo vero. Se i carabinieri dovessero un giorno beccarli si giustificheranno dicendo che pensavano fosse un lupo. O forse un orso.... chissà...
E' una storia così triste che persino i cacciatori (ma non quelli della fucilata, l'associazione) hanno chiesto scusa con una lettera inviata a Mathias (il ragazzino) e ai suoi genitori. Poteva finire qui se non fosse stato per una trentina, Valentina Degiampietro, che ha rilanciato la notizia dell'uccisione di Zampa su un sito internet dove si incontrano gli appassionati di clc (cani lupo cecoslovacchi). Ne hanno parlato a lungo in un forum dove ci sono quasi duecento messaggi provenienti da varie parti d'Italia, ma io ve la faccio breve: il 23 dicembre si troveranno tutti a Fiera di Primiero per una passeggiata di protesta con tanti cani come Zampa e soprattutto un cucciolo nuovo, della stessa razza, che regaleranno a Mathias.

12 dicembre 2006

Tutti nudi nella sauna

Cari lettori di questo blog, preparatevi alla svolta a luci rosse che sto meditando per strizzare l'occhio al pubblico. Come tutti voi sapete qui sotto a destra, in fondo alla colonna, c'è un bottone che dà accesso alle statistiche di lettura di fuoridalpalazzo. Ebbene, cliccando lì sopra (fatelo anche voi, l'accesso è libero) ho scoperto che c'è chi è arrivato a queste pagine partendo da un motore di ricerca. E' probabile, mi son detto, forse gente che cercava parole tipo Trento, Trentino, oppure chissà - Costeriana - come un navigatore notturno che voleva informazioni su questa conifera ed è finito a leggersi la storia di Pino, il mio albero di Natale. E invece mi sbagliavo perché tra le chiavi d'accesso alle mie pagine ecco spuntare le richieste più impensate: "scopare alle terme", oppure "acquarena nudi" e ancora "nudi alle terme" e cose del genere. Tutta colpa di un innocuo articoletto che scrissi nel febbraio scorso (e che avevo quasi dimenticato) sulla fuga dei trentini in Alto Adige per godersi senza pudore sauna e bagno turco. Così - per accontentare uno che è venuto a sfogliare queste pagine illudendosi di trovare qualche emozione hard - ecco almeno questa foto. Ma una cosa la voglio dire chiaramente: comunque la pensi Google io le parole "scopare alle terme" non le ho mai scritte. Almeno credo. Ora controllo...

11 dicembre 2006

Amore mio bon viaz!

amore mio bon viazAhi, come vorrei essere io il destinatario di quel messaggio dipinto con la vernice bianca sul muro di un tornante e che augura al passante: ciao amore mio bon viaz! Vorrei fosse per me, quella scritta, per due motivi almeno. Primo perché (quasi) mi commuove l'idea che una persona possa calcolare, lungo il percorso del mio viaggio, il punto giusto in cui salutarmi, scegliere un luogo ben visibile e poi - con un pennello in mano, facendo attenzione alle automobili che potrebbero arrivare - mettersi a dipingere queste venti lettere (ciao amore mio bon viaz) facendo attenzione che il colore non coli fino a terra.
Ma il vero motivo è il secondo, il fatto cioè che quella scritta sarà lì da dieci o vent'anni, rinnovata ogni tanto con una mano di vernice fresca, prova che quell'amore non si è indebolito mai, nemmeno per quel viaggio (viaz) che non deve essere sempre facile, su e giù da un passo dolomitico come è il San Pellegrino, anche d'inverno, su quell'asfalto tutto crepe che viene rimesso in sesto solo quando passano i corridori in bicicletta.
Non so perché, dentro di me, contro ogni razionalità e contro il parere di tutti quelli a cui l'ho confidato, sono convinto di sapere chi ha scritto quel messaggio: ìo dico che è una donna. Mi spiegano che le donne non vanno in giro di notte (perché certo è di notte che è stata dipinta quella scritta) armate di pennello. E io rispondo che non vedo l'uomo che potrebbe aver scritto "amore mio", queste due parole unite che anche l'uomo più innamorato fa fatica a pronunciare in pubblico, figuriamoci a metterle per iscritto.
Su questo non ho dubbi: l'ha fatto una donna, complimenti, bell'impresa, peccato solo che "ciao amore mio bon viaz" sia lì per qualcun altro che magari non apprezza a sufficienza.
Ma se di quella scritta non posso essere il destinatario mi resta la consolazione di poter esserne il mittente. Mi basterà mettere la sveglia questa notte, uscire senza far rumore, raccogliere il secchio di vernice, trovare il posto giusto, prendere le misure per non arrivare lungo, corto o peggio obliquo e infine mettermi all'opera. E se non avrò coraggio a sufficienza invece di una strada sceglierò un muro sotto casa o - se proprio mi scoprirò codardo - un bigliettino di carta da piegare e infilare sotto il tergicristallo della sua auto. Ma intanto mi esercito qui, sul blog, dove è più semplice e immediato scrivere: ciao amore mio bon viaz!

10 dicembre 2006

Caro turista, tu arrivi io fuggo

Caro turista, sì proprio tu che in questi giorni di festa hai scelto di visitare Trento e dintorni, mi scuserai se oggi non sono in città per accoglierti come meriteresti ma, assieme a molti altri trentini, ho scelto di passare questo fine settimana lontano dal centro alla ricerca di un po' di tranquillità.
Innanzitutto complimenti per la preferenza che ci hai accordato: la città che ti sei posto come meta vale l'investimento di una giornata almeno. Ma lascia che ti racconti com'è davvero Trento (o piuttosto come non è) dato che la tua conoscenza avverrà in condizioni un po' particolari. Lascia che ti dica, caro turista, che noi in genere non siamo un gigantesco campeggio con tremila camper in giro per le strade, come forse hai visto oggi prima di lasciarti trasportare dal fiume di persone dirette verso il centro storico. E non siamo nemmeno un'immensa area di sosta per pullman variopinti con annesso luna park. E poi le bancarelle: chissà se sei riuscito ad alzare lo sguardo oltre la barriera di tendoni e appendiabiti con i pantaloni militari e le mutande appese, per ammirare gli affreschi di piazza Duomo e via Belenzani. Non ce l'hai fatta? Allora te lo dico io: sono splendidi, come tutto il centro storico dove i palazzi sono ristrutturati a nuovo e l'arredo urbano è stato completamente rifatto. E´ un vero peccato che tu oggi, giorno di mercato (ops fiera) non te ne sia accorto.
Ti dirò, non siamo una città famosa nel mondo per i suoi caffè e ristoranti ma, in tempi normali, potresti sederti sui tavolini di piazza Duomo e goderti il panorama, oppure entrare in una delle nostre birrerie e gustare un piatto tradizionale. Come dici? C'era la coda fin dietro l'angolo e hai dovuto rinunciare? Non ti hanno fatto andare nemmeno al gabinetto? Capisco, certo anche tu potevi scegliere un momento migliore: questo è il week end del grande assalto, con la fiera di Santa Lucia e il mercatino di Natale tutto in un giorno. Ieri, figurati un po', c'era anche il mercatino delle pulci. Per questo ti hanno fatto parcheggiare l'auto lontano dal centro, per questo lungo le vie del Giro al Sass ti sei ritrovato intrappolato in una grande folla dove c'erano anche persone vestite come se fossero in alta quota, per questo nelle piazze risparmiate dalle bancarelle hai trovato vecchi furgoni e sacchi di immondizia, per questo le vetrine dei negozi non le hai viste coperte com'erano dai venditori ambulanti.
Mi scuso a nome della città, mio caro turista, se cercando prodotti locali ti sei imbattuto in specialità siciliane (che sono buonissime ma forse non erano lo scopo della tua visita) oppure carabattole made in China. Mi auguro che qualcuno ti abbia ricordato di fare un giro attraverso gli spettacolari saloni del Castello del Buonconsiglio e le sue mostre, oppure una visita alla Cattedrale o ancora una fermata a Rovereto per visitare il Mart dove so che ti aspettano: visto che ti sei fatto tanti chilometri per arrivare fin quassù e vedere il mercatino di Natale sarebbe veramente un peccato non approfittarne e portare a casa qualche ricordo in più.
Come dici? E` troppo faticoso, ti fanno male i piedi, i tuoi figli sono stufi e piangono da un'ora, hai il portafoglio mezzo vuoto e non vedi l'ora di salire sul pullman per tornare a casa? Non dirlo a me che in vista dell'assalto son fuggito, ma accetta i miei consigli: se quello che hai visto ti è piaciuto buon per te, a volte anche la folla e i palloncini colorati bastano a mettere allegria; ma se invece sei deluso, ti senti preso in giro e mediti di non rimettere mai più piede a Trento allora pensaci un attimo e torna quando tutto questo sarà passato. Sappiamo fare meglio. Troverai una città dove scattare belle fotografie in santa pace, rifugiarti in un ristorante dai tavoloni di legno, prendere l'auto e guardare il panorama dalle montagne per poi andare in una vecchia cantina ad acquistare il vino. Pensaci un attimo, ci rivediamo dopo la befana.

09 dicembre 2006

Cronisti d'assalto


Crociate contro il fumo, dissacramento della cultura, sesso nei musei d'arte moderna: ecco le frontiere del (video) giornalismo d'inchiesta. Andate a vedere che combinano Agostino e Silvia al Mart.

Ora è (veramente) arrivata!


1.200 metri di quota: la neve c'è. Che ci faccio in giro? Devo sfruttare il mio Suv.