06 novembre 2007

L'inceneritore domestico

scarpe camper sulla legnaHo un inceneritore in casa e nemmeno lo sapevo. L'ho scoperto l'altro giorno guardando il telegiornale regionale quando, con un occhio al cielo nuvoloso e l'altro al termometro in picchiata già mi preparavo a “stizar”, cioè ad attizzare il fuoco anche se il termine italiano non rende l'idea delle sensazioni che stanno dietro il semplice gesto di accendere la stufa. Sullo schermo c'era un assessore della provincia di Bolzano che spiegava come le stufe a legna siano tra le principali fonti di polveri sottili, di non bruciare cartacce o altri rifiuti perché producono – orrore! – diossina, di andarci piano con la legna verde e di chiamare lo spazzacamino per tenere in ordine la canna fumaria.
Dico la verità: ho avuto una reazione di protesta. Già ci hanno tolto il piacere di friggere nel burro perché i grassi animali ci tappano le arterie, già ci hanno levato la soddisfazione di ubriacarci con la grappa distillata in cantina perché l'alcol domestico è velenoso, se ci spengono anche la stufa o il caminetto che ci resta? In anticipo sui tempi ne avevano già parlato – proprio sulle pagine del Trentino – Mauro Marcantoni e Mauro Colaone: il primo lanciando l'allarme contro le “fornelle” che affumicano i paesi di montagna, il secondo prendendo le difese del riscaldamento a legna moderno e quindi pulito. Mentre alimento l'inceneritore che ho installato qui in soggiorno chiarirò da che parte sto. Questo pezzo di faggio che ora infilerò nella mia stufa danese (e tutti i suoi fratelli che si seccano in terrazza) per l'ambiente ha già fatto molto quando era un albero, assorbendo l'anidride carbonica presente in atmosfera. Ora brucerà, liberando in cielo molecole di Co2, ma non farà altro che pareggiare il conto: non date la colpa a lui se aumentano i gas serra. Inoltre finché ci sarà qualcuno che andrà a tagliare faggi e abeti nei boschi trentini (che sono la metà del territorio provinciale) state sicuri che la montagna resterà, come si dice, coltivata. E le polveri? Legna molto secca, stufe moderne, una certa dose di esperienza per limitare il fumo al momento fatidico dell'accensione, camini efficienti, nel caso di grossi impianti metteteci pure un filtro, aiuteranno a ridurre il fenomeno. Ma sono ben altri i motivi per cui dedico alla mia stufa il pezzo domenicale. Chi si scalda a legna – come il macchinista che gettava palate di carbone nella locomotiva a vapore – ha un'idea piuttosto precisa di quanto costi l'energia. Chi tra di noi sa cosa sono esattamente mille metri cubi di gas metano? Chi sa da dove vengono? Quando leggo il contatore immagino vagamente un'enorme caverna sotto le steppe della Russia e un tubo lunghissimo che arriva fino a casa mia con il rubinetto distante, purtroppo, migliaia di chilometri (anche se facciamo finta che i padroni siamo noi). La legna invece no: ci metto tre giorni ad impilarla d'autunno, la guardo mentre si contorce sotto il sole, la porto in casa quand'è secca, la infilo un pezzo alla volta nella stufa e poi me ne sto lì a guardare la fabbrica del calore mentre lavora a pieno regime liberando un buon profumo. So che ci sono dei filmati in cui si vede un fuoco che arde nel caminetto. Non mi risulta che ne abbiano prodotti, invece, con la fiammella blu del metano come protagonista: un motivo ci sarà. Nei giorni più freddi di gennaio salgo le scale due o tre volte al giorno con il cestone in mano e guardo – preoccupato – la pila che scende a vista d'occhio. Allora invece di girare distrattamente la manopola del termostato ci infiliamo un maglione e chi ha più freddo si fa sotto la stufa, quasi l'abbraccia: tra le sue forme tonde e un termosifone spigoloso non ho dubbi.
Ma quel telegiornale non l'ho guardato invano: delle emissioni del mio inceneritore mi voglio far carico quindi sono salito al piano superiore e da una finestrella aperta sul tetto ho dato un'occhiata ai camini. Bisogna essere onesti: quello del gas era come nuovo, quello della stufa nero come il carbone. Allora ho telefonato in Comune per chiedere i numeri degli spazzacamini, me ne hanno dati una decina e li ho chiamati tutti: la maggior parte aveva cambiato mestiere, gli unici due rimasti avevano un buco libero a novembre e un altro a dicembre. Domani andrò all'Obi a comprare uno spazzolone telescopico, quindi mi infilerò l'imbrago da montagna e farò da me. Male che vada avrò una disavventura da raccontare una delle prossime domeniche.

P.S. nel frattempo mi sono cimentato come spazzacamino... e qui potete vedere il RISULTATO.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

questa proprio ci mancava.... adesso faranno la battaglia contro le stufe/termocucine dicendoci che sono la causa dell'effetto serra!
ci metteranno una tassa sulla legna o sul pallet e ci diranno che, tutto sommato, è meglio se continuiamo ad importare gas dalla Russia anche se ce lo fanno pagare come l'oro.
Capisco una campagna per la manutenzione corretta delle canne fumarie, ma da come ne parlano sembra che tu sia l'anti-GreenPeace della situazione quando accendi una stufa...
Nihal

Anonimo ha detto...

Per me l'inverno vuol dire: piumone e stufa a legna.
Ne discutevamo giusto domenica a pranzo, al tavolo della cucina, io come al solito a capo tavola con le spalle verso la stufa, dopo aver fatto la polenta come usava la nonna (40 minuti nel paiolo di rame dentro la stufa tolti i cerchi). Mia suocera riferiva di aver sentito voci che proibivano l'uso della stufa a chi stava sopra (?!?) i 250 m. slm.
Io sto a 360 m. ma giuro che se qualcuno si azzarda a toccarmi la stufa, lo azzanno! E se mai mi dovesse arrivare una multa, chiederò per contro al Comune di essere risarcita sia del prezzo della stufa che della legna che tutti gli anni acquisto.
Non se ne può proprio più: un giorno ti mettono un veto, l'altro ti tassano... e se facessimo una sommossa popolare?

Anonimo ha detto...

Oddio!!!
Ma anche le bucce di mandarino e quelle d'arancia producono diossina? Allora l'effetto serra è colpa mia!
Perché a natale, quando per tre giorni mi godo la vista e il calore di un fuoco vero, la mia unica attività post prandiale è il lancio delle suddette nel camino. Per il profumo, dico io, per non dover percorrere i due metri che mi separano dalla spazzatura, dicono gli altri...

In caso di proteste e relative manifestazioni, potrebbe aprire il corteo un enorme manifesto raffigurante Ansel teneramente avvinto alla sua stufa! :-)


Baci a legna

Anonimo ha detto...

La legnaia, dietro la casetta di montagna è quasi vuota. Abbiamo deciso che bruceremo gli ultimi pezzi grossi in compagnia degli amici, che forse verranno a trovarci. Nell’ultimo fine settimana abbiamo aperto il rubinetto del gpl, regolato il termostato del bruciatore e siamo usciti nel bosco per godere dei colori e degli odori della stagione e per cercare castagne e nespole. Di solito, nel ritorno raccoglievamo delle fascine di ramaglie per accendere la stufa. Questa volta no. Troppa fatica inutile.

Anonimo ha detto...

La lunga conversazione con la stufa mi ha ribaltato indietro nel tempo.Angh'io abitavo in montagna e la mia casa disponeva di un grande camino e di una stufa in ghisa.Il paese era circondato di boschi con grandi faggi,querce robinie e una grande distesa di piante sottili di nocciolo che tagliate venivano raccolte in fascine,servivano per le prime fiamme, aggressive,che incendiavano i ceppi che posti sul solaio ad essicare provvedevano a tener lontano dalle gelide stanze delle case il freddo nevoso dell'inverno.Il ripiano della grande stufa era invaso dal paiolo brontolante per le castagne che messe dentro vi cuocevano di fianco il ridente paiolo di rame stagnato dove vi ribolliva l'acqua che una cascata dorata di farina, con dopo un paziente rimescolio, diventava un fumante gioiello che sazziava i nostri appetiti.Non so se dal camino uscissero polveri sottili, se il fumo che si inerpicava verso il cielo sereno provocsse l'effetto serra o contribuisse a bucare l'orizzonte per sentirsi complice di chi scavava il buco nero nell'ozono.Forse tutto questo non capitava perchè non si sentivano rombi di motore ma solo schioccare fruste che blandivano la schiena di qualche asino irrequieto. Pazienza,usavamo ancora i calamai con l'inchiostro nero e le nostre stilografiche inalberavano i pennini a lancia,chissà,forse erano Presbitero.

Anonimo ha detto...

Avrei bisogno anch'io dei servigi dello spazzacamino! Quando sei disponibile?

ansel ha detto...

Tutti amici della stufa, del profumo delle bucce di arancia bruciate, delle castagne arrostite e ovviamente del piumone.... bene!

Gallo: riempi la legnaia e chiudi il gpl!

Mariatn: ma hai visto come mi sono ridotto? e poi prima di tornare sul tetto devo farmi una polizza assicurativa... ;-)

Pennini presbitero? Li ho dovuti cercare su google... roba preistorica, più vecchi ancora delle stufe in ghisa....

Anonimo ha detto...

che buono l'odore delle bucce di mandarino sulla stufa!! e che bello poi vedere che bruciano velocissimamente!!! La danza del fuoco, le sue lingue che per millenni hanno sostituito la tv(o che a tv ha sostituito dopo millenni)
che bello! mi manca un po' in quaeste serate di missione sarda!!
marzy